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Nello Swat, valle di tesori

venerdì 24 luglio 2009

Come scrive lui stesso con stile del periodo fascista, italianizzando cioè i termini stranieri, Tucci era andato per pochi giorni nello Swat già nel 1955, dopo l’ultima spedizione in Nepal, per farsi

un’idea della consistenza dei suoi monumenti e gettare le basi delle future ricerche che cominciarono nel 1956. Vi giungemmo da Pesciavar, in tre ore e mezzo d’automobile, su un’ottima strada che scavalca il passo di Malacand e poi precipita in una valle spaziosa. ... continua

East and West e la Serie Orientale Roma

martedì 21 luglio 2009

The tombs of the Tibetan kingsIo delle volte mi chiedo come facesse Tucci a viaggiare e a scrivere così tanto, a studiare, a esplorare, a progettare e realizzare la politica culturale degli studi sull'Asia, a ideare e dirigere l'IsMEO, a tenere contatti con gli studiosi di tutto il mondo, a dare conferenze, a ideare gli scavi, a essere sempre sposato, ad avere discepoli adoranti, a collaborare con case editrici, giornali e riviste, a collezionare libri e oggetti d'arte. ... continua

Il poeta Motiram Bhatta e il pandit Hem Raj Sharma

mercoledì 15 luglio 2009

Motiram BhattaHo detto nei post precedenti che il nepali era una lingua considerata popolare, mentre la lingua colta del Nepal era il sanscrito, come anche quella dell'India, accompagnata dall'inglese (da quando il British Raj aveva imposto la sostituzione del persiano con la lingua di Albione per i documenti amministrativi).

Dicevo però che c'erano già grandi poeti che componevano in nepali. Uno di questi era Motiram Bhatta (1866-1896), il «giovane poeta», che all’età di sei anni lasciò Kathmandu per andare a studiare sanscrito a Benares; nel 1887 curò il Ramayana tradotto in nepali da Bhanubhakta Acharya e quattro anni dopo scrisse la sua biografia.... continua

Il sanscrito lingua franca di Giuseppe Tucci

martedì 14 luglio 2009

SanscritoSempre a proposito di libri, Hem Raj, il nepali e la grammatica Candrika, Giuseppe Tucci, benché conoscesse abbastanza bene anche la lingua più parlata del Nepal, cioè il nepali, con Hem Raj non lo usava.

Con lui parlava solo e sempre in sanscrito e scriveva anche nella lingua degli dei, con le lettere dell'alfabeto devanagari non translitterate, come quelle che vedete nella foto a lato. Che poi sono le stesse lettere usate ancora oggi per alcune lingue moderne come l'hindi, il nepali e, lievemente modificate, il panjabi o gurmukhi, la lingua del Panjab.

Tucic infatti parlava il sanscrito fluentemente, tanto da sostenere discussioni filosofiche in questa lingua, e il grande pandit era stato... continua

Hem Raj Sharma, la lingua nepali e la Candrika

lunedì 13 luglio 2009

Grammar bookA proposito di libri, forse non sapete che il maestro nepalese di Giuseppe Tucci, il pandit Hem Raj Sharma, ha scritto la prima grammatica della lingua nepali.

Si intitola Candrika e ha fissato una volta per tutte le regole di una lingua che, pur essendo molto simile al sanscrito, fino ad allora era solo parlata. E l'ha anche pubblicata nella sua casa editrice, allestita al piano terra dell sua enorme casa nel cuore di Kathmandu.... continua

Il mio libro sulla politica italiana in Asia da Mussolini a Andreotti

sabato 11 luglio 2009

libroDa alcuni giorni non aggiorno queste mie riflessioni su Tucci e la politica culturale italiana in Asia. Infatti ho saputo dalla mia casa editrice che la data del libro di storia in preparazione, quello per cui ho ricostruito la politica culturale fascista e democristiana in Asia, è stata spostata dall'autunno agli inizi di gennaio.

Grandi fatiche per consegnare il dattiloscritto in primavera, dopo le vicissitudini (che vi racconterò, da scriverci un altro libro!) varie per trovare un editor valido, e poi questa notizia! Ma dicono che le case editrici hanno i loro tempi e, soprattutto, la loro programmazione.

Quindi, racconterò sempre la storia del nostro studioso, così essenziale per la storia della politica culturale asiatica, ma con calma, quando mi sono sbollite un po' il fastidio e la rabbia.

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Giuseppe Tucci al Poldi Pezzoli

lunedì 08 giugno 2009

Madonna col BambinoIl 28 maggio ero fuori Milano e purtroppo non sono potuta andare al Museo Poldi Pezzoli. Mi avevano invitata alla conferenza del ciclo Collezionismo e collezionisti tenuta da Pierfrancesco Callieri.

Callieri è professore ordinario di Archeologia e storia dell’arte dell’India e dell’Asia Centrale presso l’Università di Bologna e ha presentato la collezione di Giuseppe Tucci conservata al Museo Nazionale d’Arte Orientale Giuseppe Tucci di Roma.

La conferenza di Callieri si intitolava Giuseppe Tucci: una vita sulle vie dell’Eurasia.

L’iniziativa delle conferenze, nata da un’idea di Sergio Romano, si proponeva di devolvere il ricavato delle quote di iscrizione a sostegno della casa-museo milanese ed era organizzata in collaborazione con l’ Associazione Amici del Museo Poldi Pezzoli.

Ho appena scritto al museo e se renderà disponibile la registrazione della relazione (sempre che l'abbia fatta) la potrete scaricare su questo sito. Ovviamente, tutto il ricavato della registrazione andrà al Poldi Pezzoli. Stilerò una anche una lista delle persone che l'hanno scaricata, insieme alla somma offerta.

(Nella foto, Madonna in trono con il Bambino di Ludovico Brea - ca. 1475-1522 - donazione al Poldi Pezzoli in memoria di Marcello del Torre e Emi Bianchi del Torre Lafranconi, 2004)

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Si può scrivere in modo imparziale di Giuseppe Tucci?

venerdì 05 giugno 2009

Giuseppe TucciQuando ho cominciato questo blog ho pensato che appartenere alla stessa linea di pensiero del mio maestro ed essere stata allieva dei suoi allievi poteva essere uno svantaggio, specie per ricostruire la storia di un personaggio così singolare come lui, che ha influenzato non solo la sua epoca, ma ha formato intere generazioni di studiosi. Non avrei potuto essere imparziale.

Poi mi sono resa conto che tutto questo poteva costituire un vantaggio: chi meglio di un insider può scoprire quello che succede dietro le quinte delle ricostruzioni ufficiali? Chi su un fatto può captare meglio le mille contrastanti voci e cogliere l’aggiustamento dalla verità?

Insomma, per scrivere la storia di un personaggio bisogna esserne estranei o, al contrario, bisogna conoscerlo bene, magari di persona? E si si conosce, si può essere imparziali?

Ed è il destino, o il frutto di qualche azione passata, il karman, come direbbe Tucci, che mi ha portato qui?

Una cosa è certa: questo percorso alla scoperta del Maestro mi ha dato molta gioia. E' lui che mi ha ispirato per cominciare le riviste di Asiatica, nel 1995, cose antiche con mezzi, allora, nuovissimi, per conoscere l'Asia e per diffondere la cultura della conoscenza, del rispetto e dell'amore per le sue civiltà e le sue genti.

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Perché ho meno voglia di scrivere su Giuseppe Tucci: assurdi della Rete

sabato 02 maggio 2009

Molti mi chiedono perché non pubblico su questo blog regolarmente come prima, e invece scrivo su Orientalia.

La ragione è semplice: perché non solo ho scoperto che i miei post sono copiati verbatim in altri siti con i server in Romania, Bulgaria, ecc., e quindi scrivere ai provider per farli rimuovere è abbastanza inutile, ma ci sono diversi ragazzi italianissimi che stanno scrivendo le tesi sul maestro e prendono a piene mani le notizie e i dati (senza citarmi perché un blog non si cita!) e poi mi scrivono.... continua

Giuseppe Tucci e Ananda Tucci

venerdì 24 aprile 2009

madre di KlimtGiuseppe Tucci ebbe un solo figlio, Ananda Maria, avuto da Rosa De Benedetto, che nacque nel 1923. Quando i genitori si separarono, perché lei era stanca di non vedere mai il marito, Ananda aveva solo quattro anni ma fu affidato dal tribunale a Peppino.

Ovviamente lui lo fece allevare dai genitori nelle Marche. Non aveva tempo per quel bambino strano, un po' ribelle. Aveva ben altro da fare. Ananda significa "beatitudine" ma nella sua non lunga vita lui non fu per niente felice. ... continua